romastino sottotoni 2018

Poco da fare, a questa rassegna di Sottotoni ci sono fior fiore di band. Non mi ero informato, non sapevo niente di niente dei miei “avversari”, degli altri sette che questa sera canteranno davanti a duemila persone in Piazza Costantini a Concordia Sagittaria. Sto capendo il livello della serata mano a mano che passano i minuti a bordo del palco, durante le prove del pomeriggio.

Enzo Beccia arriva e mi chiede se se sono io Romastino, quello delle parolacce, quello di No go cazzi. Anche gli Inverso mi chiedono la stessa cosa. “Ma che cazzo fate, mi seguite?” “Eh sai, tanti chilometri di macchina, avevamo tutto il tempo di spiare gli avversari”.

Vedo arrivare tastiere, violoncelli, viole, violini, trombe; sul palco fanno il sound-check gruppo dopo gruppo, escono dei bei suoni, suoni completi, suoni di band.

Quando tocca al mio sound-check, mezzora a ridosso dell’inizio, mi brucio subito la mia canzone, Pillole, la canto tutta dall’inizio alla fine. I miei amici al seguito mi dicono che non si fa, non va bene, ma a me serviva provarla almeno una volta, non l’avevo suonata molto ultimamente.

Le ore passano troppo in fretta e manca un gruppo prima della mia esibizione, la Massimo Francescon band. Dalla prima nota si capisce che sono sopra, loro, che probabilmente vinceranno.

Quando arrivo sul palco ci saranno davvero duemila persone davanti, ma sono estremamente tranquillo. Ho solo paura che mi si incollino le mani con due barrè che devo prendere velocemente, ma quando inizio a cantare mi sembra che gola e mani rispondano.

La canzone finisce, arrivano gli applausi, ho denudato l’atmosfera gravida di ogni genere di strumento e l’ho vestita con un lenzuolino pungente e freddo come le corde della mia chitarra acustica. Ma il pubblico sembra apprezzare.

Massimo Francescon vince, Enzo Beccia miglior testo, io al massimo ambivo a quello, pazienza.

A bordo palco parlo con mio padre, quando da lì sopra sento “…vogliamo dare una meritatissima menzione speciale a Romastino”, non capisco molto, vedo le facce dei miei amici trasfigurarsi per l’emozione, sul palco mi stanno aspettando e io non sto capendo.

Strette di mano con la giuria, sono stati indecisi tra il mio testo e quello di Beccia fino alla fine, mi becco una sorta di premio di consolazione ma che tanto consolazione non è.

Foto ufficiale con i vincitori, pacche sulle spalle, arriva la pioggia, forse è andata ancora meglio di come potessi immaginare.

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